Dichiarazione anticipata di trattamento, perché a Quart?

DSCN0301

Numerosi colleghi amministratori e cittadini mi chiedono quale sia la motivazione che ha portato il Comune di Quart a tentare di normare ed introdurre per i Quarteins la dichiarazione anticipata di trattamento(DAT).

L’argomento della “Dichiarazione anticipata di trattamento. DAT”, per l’estrema delicatezza delle questioni che riguardano i trattamenti anticipati di fine vita, è ormai da anni al centro di un articolato dibattito medico, politico e giuridico, investendo questioni di ordine scientifico, etico, morale e religioso, quindi non credo che sia una novità dibattere di questo tema anche tra di noi amministratori di Quart, anche perché penso che se si vuole migliorare questo Paese sia necessario che tutti facciano la loro parte, senza sempre pensare che ci debba pensare qualcun altro.

E’ utile sottolineare anche che alcuni Quarteins ci avevano sottoposto questo tema, ma tutto è nato da alcune chiacchierate ed incontri tra i componenti della lista “Pour Quart” per la preparazione e redazione del programma elettorale. Guido Giardini e Cristina Désandré, componenti della lista che lavorano nella sanità, ci hanno proposto di approfondire questo richiesta, l’abbiamo quindi analizzata, ci siamo confrontati e l’abbiamo inserita come punto qualificante del programma della lista Pour Quart.

Una volta eletti abbiamo portato questo tema all’interno del Consiglio Comunale e l’abbiamo affrontato sia in commissione che nella consulta comunale, ascoltando  degli esperti  e verificando quello che altri Paesi Europei, comuni e regioni Italiane già avevano fatto.

(In Italia già più di 140 Comuni e quelli di una intera Regione (il Friuli Venezia Giulia) hanno deliberato l’istituzione di un registro delle “Dichiarazione anticipate di trattamento. DAT”, e che in altri 45 Comuni ed in un altra Regione (il Molise) sono state presentate proposte di mozioni o delibere in consiglio comunale)

Abbiamo poi analizzato, con la consulenza giuridica del nostro Segretario Comunale, una numerosa documentazione giuridica .

Tra le fonti giuridiche che abbiamo esaminato possiamo citare :

  • l’articolo 32, 2° comma, della Costituzione Italiana afferma che “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Quest’ultimo periodo, configura per tutti i cittadini un “diritto perfetto” cioè non bisognoso di leggi per essere applicato, definendo il corpo di ogni individuo come un terreno sacro sul quale lo Stato non può legiferare obbligando il singolo ad accettare interventi, cure o pratiche non desiderate;
  • l’articolo 13, comma 1, della Costituzione afferma che “la libertà personale è inviolabile”, rafforzando il riconoscimento della libertà e dell’autonomia dell’individuo nelle scelte personali che lo riguardano;
  • l’articolo 2 della Costituzione afferma che “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo”;
  • il nuovo Codice di Deontologia Medica che precisa “il medico deve astenersi dall’ostinazione in trattamenti diagnostici e terapeutici da cui non si possa ottenere un beneficio per la salute del malato” (art.16 ) e che “ il medico non deve intraprendere attività terapeutica senza l’acquisizione del consenso esplicito e informato del paziente..” (art. 35) oppure il medico “se il paziente non è in grado di esprimere la propria volontà deve tenere conto nelle proprie scelte di quanto precedentemente manifestato dallo stesso in modo certo e documentato” ( art.38 );
  • la Convenzione sui diritti umani e la biomedicina di Oviedo, primo trattato internazionale sulla bioetica, firmato il 4 aprile 1997 e recepito dall’Italia nel 2001 stabilisce che nel caso in cui un paziente non sia in grado di esprimere la propria volontà, si deve tener conto dei desideri precedentemente espressi (art. 9);
  • La Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea sancisce che il consenso libero e informato del paziente all’atto medico è un diritto fondamentale del cittadino afferente i diritti all’integrità della persona (Titolo I, Dignità, art.3).
  • Numerose sentenze di Cassazione

Riflettendo su queste fonti siamo giunti alla conclusione che il diritto alla salute, per la rilevanza centrale del principio di autodeterminazione, è qualificato come vero e proprio diritto di libertà fondato sulla disponibilità del bene salute da parte della persona e si esprime nel suo consenso libero ed informato ad essere curato nei termini in cui egli stesso desideri, spettando a lui decidere a quale terapia sottoporsi o quale rifiutare;

Ed abbiamo quindi agito per redarre un atto d’indirizzo del consiglio comunale che riconosca al cittadino di orientare i trattamenti a cui potrebbe essere sottoposto, ove divenuto incapace di intendere e di volere, non è un diritto all’eutanasia, ma esclusivamente il diritto di richiedere ai medici la sospensione o la non attivazione di pratiche terapeutiche anche nei casi più estremi e tragici di sostegno vitale, pratiche che il paziente avrebbe il pieno diritto morale e giuridico di rifiutare, ove capace.

Il Consiglio Comunale di Quart, all’unanimità ha quindi ritenuto opportuno esprimere come atto di indirizzo, la volontà di istituire il Registro Comunale delle Dichiarazioni anticipate di volontà in materia di Autodeterminazione riportante, inoltre, le disposizioni su funerale civile o religioso, la cremazione e l’eventuale dispersione delle ceneri.

Rimaniamo comunque in attesa che il Parlamento, riesca finalmente a legiferare su questo tema per permettere a noi amministratori condotte uniformi nei confronti dei cittadini residenti nei nostri comuni.

 

 

La « Responsabilité » et les responsabilités des Syndics

Etre responsable est dans la nature de notre engagement de Syndics: en raison du rôle que nous interprétons dans la société, tous les jours nous sommes appelés à prendre des décisions de grande responsabilité. Néanmoins, un scénario législatif et normatif qui change si rapidement rends notre travail de plus en plus difficile. C’est un engagement institutionnel, juridique et administratif très significatif, et aussi d’un point de vue éthique et politique. Ces derniers sont certainement les aspects plus passionnants de notre travail, mais parfois les plus difficiles.

table_des_syndics

Un engagement commun face aux difficultés

Dans les dernières années le rapport entre l’Etat central et les Autonomies n’ont pas été simples, et la perspective fédéraliste a été de plus en plus marginalisée en faveur d’un centralisme dur et critique envers les Régions à Statut spécial comme la nôtre. La crise économique de ces dernières années, avec une générale baisse des transferts et des règles de comptabilité et de gestion financière et économique très strictes comme le « Patto di stabilità », a rendu la fermeture des budgets un exercice fort compliqué pour les Administrateurs locaux et régionaux. Par conséquent, les décisions que nous avons dû prendre en charge, aux différents niveaux institutionnels, ont représenté une tâche bien plus lourdes que dans le passé.

Une stricte connexion entre Communes et Région a été cruciale : grâce aux hommes et femmes de l’Union Valdôtaine du Conseil régional, cette année on a finalement stoppé la baisse des transferts financiers aux collectivités locales. Et encore, c’est de ces jours le fait que, tous ensemble, nous avons voulu créer un fonds de solidarité pour les Administrations communales en difficulté. Je souligne cette question parce-que c’est exemplaire d’un sens de collaboration mutuelle : dans les moments difficiles, les Valdôtains se rapprochent. Nos ancêtres nous ont donné des valeurs qui, heureusement, nous sommes en gré de partager dans l’émergence. Peut-être il faut les utiliser plus souvent dans la quotidienneté, sans garder exclusivement les intérêts les plus proches. Tous ensemble nous sommes plus forts, divisés nous sommes trop faibles

Renforcer les liens entre le Conseil régional et le territoire

Les Syndics Valdôtains sont les premiers, sur leur territoire, qui doivent donner des réponses aux Citoyens, en approfondissent avec eux les différentes nécessités et les questions politiques, soit locales, soit régionales. De plus en plus, pour mieux faire face à ces questions et à toutes nécessités, nous devons être capables de donner à nos Concitoyens des réponses certes et partagées. C’est un engagement que, dans un esprit d’appartenance et de loyauté réciproque, les Administrateurs locaux unionistes veulent rejoindre avec les représentants au Conseil régional : nous agissons tous pour le bien de la Vallée d’Aoste et de notre Mouvement politique, qu’il représente toujours la plus grande force politique de notre Petite Patrie.

L’engagement de la Conférence des Administrateurs 

Le lieux où les Syndics unionistes partagent idées, évaluations et projets est la Conférence des Administrateurs : une voix qui mais qui s’accompagne aux autres niveaux de gouvernement.

Nous croyons qu’il est précisément dans l’intérêt du développement et le bien-être de notre région que les Syndics doivent porter leur contribution à tous les dossiers qui les concernent.

C’est justement la continuation d’un parcours que nous avons commencé dans les années et qui, dans le passé, a permis de concrétiser des résultats importants. En effet, toutes lois récentes sur la réorganisation des Collectivités locales sont nées à l’intérieur de notre groupe de travail des Syndics unionistes.

Nous avons à ce propos une proposition à faire aux collègues Congressistes ; dans le sillon d’un travail que les Syndic unionistes sont déjà en train de faire tous les jours, notamment sur le territoire et dans le cadre du Conseil permanent des collectivités locales, pour les question plus techniques nous proposons une modification au Statut de l’Union Valdôtaine : insérer la « Table des Syndics » à l’intérieur de la Conférence des Administrateurs, pour faire face aux différents thèmes ponctuels.

La perspective est aussi celle d’un raisonnement pour maitriser le futur de notre Peuple: l’actualité nous demande d’y arriver préparés et avec les idées bien claires, là où les autre préfèrent dépenser des mots et des polémiques.

Nous demandons de travailler ensemble, de façon constructive, pour la mise à point des sujets essentiels pour les municipalités, telles que la loi régionale n. 48 du 1998, la loi régionale n. 54 du 1995, la loi régionale n. 6 du 2014, et enfin la loi électorale des municipalités.

Nous voulons faire le point sur l’état de l’art de la réalisation du processus de réforme des collectivités locales et sur une nouvelle définition des transferts financiers aux Communes. La nouvelle organisation territoriale en domaines qui dépassent les traditionnelles limites des Communes pour l’optimisation et la rationalisation des ressources doit être plus que jamais mise en valeur.

En particulier, du point de vue financier, les critères de la loi 48 sont à repenser entièrement : tous doivent comprendre que les choix futurs doivent être expression d’une exigence partagée, et non d’une sensibilité particulière ou exclusive. On devra aussi prévoir une augmentation de ressources spécifiques destinées aux Associations de Communes et aux Unités des Communes et, nous devrons repenser la gestion globale global de la finance locale.

Les propositions de travail politique et le développement

Evidemment, sur le théme du développement nous voulons laisser quelques pistes de réflexion ; le Mouvement pourra les prendre en charge, les analyser et les élargir ultérieurement.

Développement économique

IMG_0911


Nos espaces de moyenne montagne sont vivants et riches de productions agricoles de qualité. L’agriculture, qui a façonné nos paysages au cours de l’histoire, a aujourd’hui encore une place déterminante dans l’économie de notre Commune. Nous avons besoin que tous les territoires ruraux restent vivants, valorisent leur typicité et leurs ressources naturelles pour répondre à une demande forte de la part de nos concitoyens. La montagne ne doit pas pour autant devenir un sanctuaire, elle doit rester ouverte et accueillante, forte d’une population active et d’une production agricole responsable. Pour cela il faut soutenir davantage encore sur une agriculture durable capable de préserver l’environnement et de développer une activité indispensable pour garantir la vitalité de notre et la qualité de la vie de nos campagnards. Notre politique agricole doit reposer sur 3 piliers principaux: protéger les ressources naturelles, afin de permettre aux générations futures de répondre à leurs propres besoins ; encourager le binôme agriculture/tourisme, pour assurer le maintien de la population en montagne et le développement économique de nos territoires ; favoriser les échanges, l’initiative et la solidarité sur un même territoire, en assurant au même temps un nouvel équilibre entre les hommes et leur territoire.

Aménagement et développement du Territoire 


IMG_0368

 L’aménagement durable de notre territoire doit être encouragé. L’associationnisme entre les Communes doit renforcer la cohésion entre les différents plans d’aménagement et, à ce propos, il faut favoriser le regroupement et la concertation des services d’urbanisme dans les nouvelles associations de Communes. Nous devons favoriser le développement des méthodes et des règles d’urbanisme qui puissent permettre l’émergence de nouvelles techniques de construction moins gourmandes en énergie et plus respectueuses du territoire. Une attention particulière doit être réservée à la mise en valeur et à la protection du patrimoine bâti et paysager, dans la perspective d’un fort potentiel attrait touristique. Pour ce faire, il est nécessaire aussi de réserver une attention particulière à la récolte des déchets urbains ; dans les actions que nos administrations communales mèneront dans ce domaine, il est important que le principe « pollueur payeur » soit davantage présent. Les personnes qui génèrent de la pollution doivent assumer leur part des coûts.

Développement de l’Ecole et de la Culture 


IMG_1254

La défense de notre spécificité et identité linguistique, le développement d’une école réellement plurilingue et ouverte au monde, la promotion du droit à l’étude pour nos jeunes et les investissements dans les bâtiments scolaires doivent continuer à être présents et à avoir une place de relief dans nos programmes de Gouvernement. En outre, sur le territoire est essentiel d’établir des rapports formels de partenariat et d’entente entre les Institutions scolaires et les renouvelées Unités des Communes, dans le but d’atteindre une utilisation rationnelle des infrastructures et des équipements. Sans doute, on doit arriver à une concertation avec l’Administration régionale pour rationaliser et pour parvenir à une gestion efficace du patrimoine immatériel. Ces efforts sont nécessaire pour renforcer l’identité propre de chaque communauté.

Développement du Welfare et soutien de la Famille 


Welfare

Une attention particulière doit être consacrée au développement de nouvelles formules organisationnelles du travail permettant la conciliation entre temps de travail et temps consacré à la famille. Il est par ailleurs nécessaire de continuer à prêter attention au système de welfare qui est géré en collaboration avec la Région et les nouvelles Unités des Communes, en cherchant d’un commun accord de trouver les outils juridiques susceptibles de donner des réponses aux attentes de notre population, et ce pour continuer à garantir une Vallée d’Aoste solidaire entre les générations.

Développement des nouvelles technologies 

IMG_pc


A tout cela s’ajoute la nécessité de se concentrer avec une particulière attention pour poursuivre une série d’actions coordonnées entre Région et Communes pour renforcer la diffusion de la bande large, car les autoroutes numériques sont un facteur déterminant pour assurer l’égalité des chances à nos concitoyens, développer de nouvelles opportunités de travail et combler cette fracture numérique qui oppose les zones urbaines aux zones rurales. Nous devons faire en sorte que cette fracture numérique ne se transforme pas en déficit démocratique pour les populations de nos Communes, qui courent le risque de ne pas avoir les mêmes opportunités que les autres citoyens.

La méthode de travail

 Pour faire face à ce nouveau défi nous devrons, en tant qu’Union Valdôtaine, mettre en œuvre, dans nos Communes et dans tous les lieux de la politique, une méthode de gouvernement, où les principes phares de notre action et du développement territorial soient proximité, efficacité et flexibilité.

Proximité : amener la responsabilité des choix au plus près des gens, afin que les décisions finales soient prises en connaissance de cause ; on doit continuer à impliquer les citoyens, les associations économiques et culturelles du territoire, pour définir ensemble des réponses concrètes à nos concitoyens.

Efficacité : la démocratie de proximité peut contribuer à optimiser et accélérer le processus décisionnel. Le mur contre mur, en dépit de quelqu’un qui a de la peine à le comprendre et s’est enfermé dans des vieilles logiques de clan, est improductif et appartient au passé.

Flexibilité : chaque action sur le territoire devra être le fruit d’échanges et de concertation transparents et rapides grâce également au recours à l’Internet. Tout cela devra permettre d’appliquer correctement les décisions prises dans le respect des procédures prévues et des principes indiqués. En utilisant ces principes, il est nécessaire, dans le détail, de mettre à jour les contenus de nos programmes. Sans oublier toutefois que les piliers de notre programme doivent être défendus et développés.

La pseudo maggioranza regionale

marquis

foto La Stampa

Nel corso di una seduta forse valida del Consiglio regionale è stata eletta una giunta forse legittima, che può forse contare su una pseudomaggioranza di 17 voti + 1, o forse 2 o 3, o forse di 19 meno 2 o 3 ( dipende dai giorni). La pseudogiunta così insediatasi ha iniziato il suo brillante annetto (scarso) di governo con l’incredibile figuraccia scatologica della governance del Casinò, ridotta dall’oggi al domani da tre ad un membro, diverso per altro da quello annunciato, che si è stati obbligati a mandare a quel Paese all’ultimo momento, a causa di problemi “indefiniti”. Il pseudoassessore alle Finanze, dopo essersi conquistata la stima ed aver stimolato la voglia di collaborare dei lavoratori della casa da gioco trattandoli da fannulloni strapagati,  ha recuperato all’ultimo un sopravvissuto alla crisi del casinò di Campione d’Italia  e dell’UDC e gli ha scaricato addosso quella del Casinò di Saint-Vincent. Lo pseudopresidente della Regione ha dichiarato infatti :” il mandato dell’amministratore unico è ampio, la politica deve fare un passo indietro”. Traduzione: ” Sono tutti cavoli suoi, noi della pseudo giunta ce ne laviamo le mani”. Il contesto è chiaro: dopo aver bloccato per mesi le uniche soluzioni efficaci che la giunta Rollandin aveva proposto, persino l’attuale pseudogiunta si è resa conto di avere irresponsabilmente superato il punto di non ritorno e ha trovato un capro espiatorio su cui riversare la responsabilità del sicuro fallimento della cosiddetta  ” RIPARTENZA ”  e del probabile fallimento tout court del Casinò anzi : state a vedere che si troveranno farisei ipocriti che accuseranno retroattivamente del disastro chi era riuscito sinora a tenere in piedi la casa da gioco.

Il gruppo di azione locale Valle d’Aosta

 

Promuovere reti e circuiti di ospitalità sostenibile in Valle d’Aosta, valorizzare le attrattive dei territori meno conosciuti, ma anche contribuire ad aumentare il reddito delle piccole aziende agricole, differenziandone le attività in ambito turistico: è questa la prospettiva di lavoro del nuovo Gruppo di Azione Locale (GAL) della Valle d’Aosta, il primo unico per tutto il territorio regionale, ed insediatosi a febbraio dopo un ampio e concertato lavoro preparatorio che ha coinvolto portatori d’interesse pubblici e privatiIMG_2577

 

Pubblico qui di seguito, alcune riflessioni sul GAL Valle d’Aosta,  da me riordinate per renderlo meno documento tecnico ma più leggibile.

Martedì 14 febbraio 2017 si è tenuta la prima Assemblea dei soci del nuovo GAL, alla quale hanno preso parte i rappresentanti di 72 Comuni valdostani, CELVA, Chambre valdôtaine des entreprises et des activités libérales, ADAVA, Coldiretti, AREV, Confcommercio, Confindustria, CNA Valle d’Aosta, VIVAL e Fédération des Cooperatives; all’ordine del giorno c’era l’elezione del Comitato direttivo, ovvero l’organo decisionale dell’associazione, composto da membri di parte pubblica e di parte privata. Per la parte pubblica sono stati rispettivamente eletti Giovanni Barocco, rappresentante del CELVA e Jeannette Grosjacques, per la Chambre valdôtaine des entreprises et des activités libérales. Tra i rappresentanti di parte privata sono stati eletti Filippo Gérard per l’ADAVA, Edi Henriet per l’AREV ed Erik Verraz per Coldiretti Valle d’Aosta.

D: Gli impegni sul tavolo del primo GAL unico per tutta la Valle d’Aosta sono numerosi, ma accomunati da un fil rouge: dare nuove opportunità di lavoro e sviluppo ad un’area alpina peculiare come la Valle d’Aosta. Ci spiega che cosa significa?

R: Siamo partiti da una constatazione: i comuni delle aree rurali, negli ultimi anni, hanno subìto il progressivo invecchiamento e la diminuzione della popolazione, il decrescere dei servizi essenziali, nonché una contrazione delle aziende sul territorio. Lasciate sole, le amministrazioni locali non sono di grado di fare fronte a questa situazione. A fronte di questa precisa istanza, individuata come Sindaci, ci siamo impegnati nella costituzione del primo GAL unico regionale; in particolare, abbiamo voluto fare sistema cogliendo l’opportunità del bando di selezione indetto dalla Regione nell’ambito del Programma di Sviluppo Rurale (PSR) Valle d’Aosta 2014/2020. Per questo ci siamo associati con partner pubblici e privati, descrivendo le nostre priorità attorno a una strategia tutta incentrata sul turismo sostenibile. Il documento che la racconta e approfondisce si chiama « Une Vallée d’Aoste à soutenir et découvrir en réseau », e – opportunamente declinata – sarà la nostra guida per i prossimi 5 anni. Inoltre la concentrazione del budget su un’unica tematica permette di ipotizzare una gestione più efficace delle risorse disponibili, pari a 7,7 milioni di euro e al 5% complessivo del PSR, orientandole a obiettivi e risultati precisi, ma anche garantendo ampie ricadute sull’intero territorio valdostano.

IMG_1499D: Come è stata articolato questo impegno di lavoro? Avete preso spunto da impegni precedenti, oppure articolato un nuovo progetto…

R: Ci siamo concentrati sul turismo sostenibile dopo una puntuale analisi del contesto e dei fabbisogni del nostro territorio. In fase di candidatura del nuovo GAL, 73 Comuni su 74 (l’amministrazione di Aosta non era intesa come area rurale) sono stati chiamati a manifestare il proprio interesse rispetto agli ambiti tematici su cui improntare la nuova programmazione LEADER, anche in funzione della valorizzazione e capitalizzazione di interventi e progettualità già realizzate sul territorio. Hanno risposto positivamente in 72. I tavoli di animazione territoriale che hanno coinvolto gli enti locali, Comuni e Unités e gli operatori e associazioni del settore privato, hanno poi confermato questi orientamenti, permettendo inoltre di delineare con maggiore dettaglio i fabbisogni in termini di tipologie di interventi e iniziative necessarie e di orientare quindi la definizione specifica delle azioni e relative misure attivabili.

D: Come si può quantificare questa esperienza?

R: L’intera operazione è durata alcuni mesi, ma è stata assolutamente un passaggio necessario per garantire la coerenza e l’integrazione della strategia con le politiche e le progettualità in corso a livello regionale, ma anche certamente per capitalizzare e valorizzare quanto realizzato nelle precedenti programmazioni, portate avanti dai precedenti GAL e dai progetti di sviluppo locale realizzati dai territori. Su questo siamo stati chiari sin da subito: non ci possiamo permettere di sprecare nemmeno un euro di quanto già speso in passato e messo in rete. E vorrei sottolineare ,  che la scelta di proporre il tema del turismo sostenibile è stata fatta per capitalizzare e mettere a sistema quanto già realizzato nel corso della precedente programmazione e di altri progetti realizzati. Limiteremo così i nuovi interventi in strutture e infrastrutture e un’eccessiva frammentazione delle iniziative, e ci concentreremo invece sulla messa in rete e sull’implementazione di modelli di gestione e sviluppo dei prodotti turistici in grado di coinvolgere attivamente il territorio. Penso soprattutto alla componente privata, per garantire un impatto concreto e diretto a livello locale e la sostenibilità nel tempo, anche al termine della programmazione e dei finanziamenti.

D: Cosa intende per ragionamento di sistema? E con quali interlocutori territoriali?

R: Il GAL Valle d’Aosta si impegnerà, con il coinvolgimento attivo degli amministratori e l’istituzione di specifici tavoli di lavoro, ad individuare dei modelli di buone pratiche, realizzate in alcuni territori, per valutarne la trasferibilità in altre aree. Questo anche per informare gli amministratori dei modelli sostenibili presenti e stimolarli a definire delle politiche e degli strumenti per contrastare i progressivi fenomeni di spopolamento e di desertificazione anche commerciale, per garantire servizi e funzioni di prossimità al cittadino anche nei comuni più in difficoltà.

Per invertire la tendenza in atto, occorre uscire dall’ambito territoriale del Comune e ragionare in termini più ampi, che corrispondano almeno alle Unités des Communes Valdôtaines. Il Comune di piccole dimensioni preso singolarmente può non risultare attrattivo per i turisti, occorre ragionare in termini di un’offerta di turistica che metta in rete un’area territoriale più ampia in grado di offrire servizi e attività diversificate per target oltre che peculiarità paesaggistiche, storiche, culturali enogastronomiche e di savoir faire differenti. Risulta quindi strategicamente opportuno legare ed unire in una rete di promozione turistica le aree particolarmente marginali con quelle più sviluppate al fine di innestare circuiti virtuosi. Per fare questo occorre incrementare le sinergie tra il settore turistico e il settore agricolo, concentrando le risorse e superando i particolarismi.

D: Come “terra alta”, in Valle d’Aosta l’agricoltura ha un ruolo fondamentale per la corretta gestione del territorio e del patrimonio ambientale, ma anche per lo sviluppo e il mantenimento dell’economia locale sul territorio. Eppure gli addetti del settore non hanno vita facile. Come coniugare tali esigenze?

R: Abbiamo riconosciuto l’importanza del settore agricolo nella nostra regione. Il GAL infatti ha previsto che il 50% dei progetti riguardino direttamente il settore agricolo. Ci muoveremo nello specifico in 3 direzioni, che abbiamo identificato come: “Investimenti nella creazione e lo sviluppo di attività extra agricole”, “Cooperazione di filiera per la creazione e sviluppo di filiere corte e dei mercati locali”, “Attività promozionali territoriali connesse allo sviluppo delle filiere corte”. Questi assi di lavoro sono assolutamente coerenti nel nostro progetto di sviluppo, che posso riassumere in 3 macro-punti: lo sviluppo delle filiere agricole e agroalimentari; la preservazione del paesaggio rurale; la valorizzazione dei beni ambientali e naturali e delle risorse culturali, architettoniche e tradizionali del territorio.

IMG_2205

D: La strategia di sviluppo locale si deve declinare necessariamente in temi di lavoro, che – come ha chiarito – devono articolarsi su un progetto regionale già avviato, opportunamente integrandolo ed eventualmente perfezionandolo. Ci fa qualche esempio?

R: Quando, riferendomi al GAL, parlo di integrazione e di complementarietà, intendo che dobbiamo fare tutto il possibile per valorizzare la nostra offerta turistica già esistente, completando la peculiare “esperienza turistica rurale” a cui può accedere il turista che ci sceglie per le sue vacanze. Pensiamo alla “Bassa Via”, al progetto di “Rete dei beni culturali”, per la messa a sistema del patrimonio culturale a livello regionale, al Quadro Strategico Regionale riferito a tutta la programmazione dei fondi, alle strategie in corso di definizione per le Aree Interne (Bassa Valle e Grand-Paradis). Sono tutte iniziative progettuali in grado di avvicinare in modo diretto il turista alla realtà e tipicità valdostana, puntando sulle peculiarità e i tratti distintivi a carattere rurale e montano che caratterizzano il territorio e su modalità di fruizione dirette del territorio, che possono internazionalizzare la nostra offerta turistica valdostana. Qui la prospettiva è assolutamente di medio-lungo termine, il medesimo a cui tendono le strategie di sviluppo turistico regionali. Il nostro valore aggiunto sta allora forse proprio nell’accompagnare il territorio in un grande cambiamento culturale, connesso alla logica della rete, e alla maggiore responsabilizzazione e coinvolgimento del tessuto imprenditoriale privato.

D: Il turismo rurale che opportunità in più offre al territorio rispetto ad altri tipi di ospitalità?

R: Io penso che il nostro straordinario patrimonio naturale, paesaggistico e culturale debba proiettarsi nel futuro. L’approccio allo sviluppo turistico come motore di rivitalizzazione dell’area rurale e montana ha l’atout di portare con sé una forte impronta di sostenibilità, intesa come rispetto e salvaguardia delle risorse naturalistiche, paesaggistiche e produttive locali, ricerca dell’autenticità e recupero della tradizione, valorizzazione in chiave turistica delle peculiarità del territorio. L’integrazione tra la componente naturalistica, culturale e di eccellenza produttiva rappresenta appunto questa opportunità irrinunciabile che le nostre policy di sviluppo vogliono perseguire.IMG_0909

D: Il cambiamento implica la necessità di prendere su di sé delle scelte, di condividerle in una logica partecipativa col territorio, di rete. Forse quest’ultimo tema merita un approfondimento..

R: La nostra strategia individua come leva per lo sviluppo dei territori e di un turismo sostenibile la creazione di reti territoriali intersettoriali o settoriali. Il settore privato in fase di ascolto ed animazione ha evidenziato la mancanza di cultura di rete come un freno allo sviluppo, e poco può fare il “prodotto” turistico, in cui la bellezza del luogo in sé non è più sufficiente, se non viene declinata con le aspettative di un rinnovato turista, consapevole ed informato. La rete deve essere espressione di un’offerta turistica corale a beneficio del territorio, in questo senso, le imprese organizzate in rete possono essere un valido strumento per una visione d’insieme e allo stesso tempo innovativa dello svolgimento della funzione turistica. La figura centrale per lo sviluppo della rete è l’animatore, referente della rete che ricopre il ruolo di coordinatore e promotore individuato dalle aziende e incaricato di predisporre e concretizzare il progetto imprenditoriale.. E’ quindi auspicabile che queste persone abbiano contatti attivi con le aziende, con gli operatori turistici con le associazioni culturali del territorio di riferimento. Il GAL potrà in collaborazione con gli Assessorati e con le proposte progettuali già in essere di prevedere la partecipazione di queste persone a corsi di specializzazione o di attivare direttamente una formazione specifica per accrescere le competenze degli animatori, rispetto a temi come il project management, il marketing territoriale..

D: Abbiamo parlato strategie di sviluppo, di sostenibilità, di rete. Si tratta di obiettivi sicuramente sfidanti, m anche relativi a un ragionamento più ampio, valoriale, a lungo termine. Se dovessimo individuare degli obiettivi specifici a cui tendere, quali indicherebbe?

R: Ne esemplificherei tre. Il primo: favorire la creazione di reti territoriali private, tra attori economici operanti sul territorio. Costruiamo un sistema privato di offerta turistica territoriale e sostenibile, basato sulla creazione e messa in rete di servizi dedicati al target turistico e sulla valorizzazione della realtà locale, intesa come risorse naturalistiche, culturali, produttive e tradizionali, all’interno di un prodotto integrato in linea e in piena coerenza con l’offerta complessiva regionale.

Il secondo: realizzare “prodotti turistici territoriali” collegati alle reti. Saranno le reti stesse, nei propri “piani d’impresa”, a identificare gli interventi necessari perché il sistema turistico locale sia pronto ad offrire il prodotto turistico individuato, sia da parte di aziende singole coinvolte nella rete (interventi di diversificazione, introduzione di nuovi servizi e strutture per il turista…), sia da parte degli enti locali, in particolare le Unités su cui insistono le reti (quali interventi di miglioramento dei percorsi outdoor e della comunicazione collegata, realizzazione di nuovi servizi turistici, valorizzazione del patrimonio edilizio rurale come sede di riferimento per la promozione turistica e del territorio…). Il GAL supporterà lo sviluppo dei prodotti attraverso una serie di bandi, rivolti a privati e enti locali, per la realizzazione concreta degli interventi. Nota bene: in questo ambito rientra anche lo sviluppo parallelo di interventi di filiera corta, rivolte alle aziende agricole e agroalimentari, per favorire la cooperazione in rete e promuovere una più ampia promozione e visibilità delle produzioni agroalimentari locali, attraverso la vendita diretta produttore-consumatore, una maggiore presenza e distribuzione dei prodotti locali presso gli esercizi turistici e commerciali locali e iniziative promozionali ad ulteriore arricchimento e completamento dell’offerta territoriale e turistica.

IMG_0365

Il terzo obiettivo: promuovere i prodotti di turismo rurale sostenibile di area GAL. Un’ulteriore azione a regia, volta a garantire la coerenza e il coordinamento delle iniziative sviluppate, riguarderà infatti l’organizzazione e la messa a sistema di tutte le informazioni relative all’offerta outdoor e ai prodotti di turismo sostenibile dell’area, al fine di creare una base omogenea di dati e informazioni e di relazionarsi con l’Office Régional du Tourisme e il sistema turistico regionale… anche in riferimento ai piani di comunicazione e marketing che saranno sviluppati nell’ambito dei due progetti strategici, Bassa Via e Rete dei beni culturali.

D: Un’altra domanda riguarda gli aspetti innovativi del processo e del prodotto di una strategia che si basa sul coinvolgimento attivo e sull’iniziativa della componente privata imprenditoriale nell’attivazione dello sviluppo, è elemento di novità e vettore di cambiamento culturale. Ce ne vuole parlare?

R: Su questo aspetto la strategia del GAL va ad agire in modo diretto, stimolando, accompagnamento e seguendo lo sviluppo di reti a carattere settoriale o intersettoriale, che raggruppino quindi diversi soggetti che concorrono alla costruzione di un prodotto turistico, e fornendo gli strumenti organizzativi, formativi e finanziari necessari alla creazione e allo sviluppo efficace delle aggregazioni. Un ulteriore elemento fondamentale di innovazione, sempre in un’ottica di sinergia e rete territoriale, è quello del confronto pubblico–privato, nella definizione e sviluppo condiviso di obiettivi, interventi e iniziative, in modo che i prodotti che si andranno a creare siano espressione concreta del territorio, in tutte le sue componenti. Infine, rispetto al prodotto che si andrà a realizzare, guardiamo a un’offerta di turismo rurale sostenibile, integrata con il sistema di offerta turistica regionale, così come l’analisi preliminare si è basata sulla ricognizione degli studi esistenti e in particolare sul Piano di marketing turistico regionale, nella quale individuare gli elementi di innovazione in termini di servizi, modalità di approccio e di relazione con il turista che permettano la creazione di prodotti turistici nuovi, in grado di essere competitivi e appetibili per un target specifico, non solo di turismo di prossimità e nazionale, ma con una maggiore apertura verso la domanda internazionale, obiettivo condiviso anche dalle varie politiche e strategie di sviluppo turistico a livello regionale. A tal fine occorrerà approfondire il carattere dell’esperienzialità e la possibilità di inserire elementi di innovazione, anche tecnologica e di strumenti di comunicazione e di servizio, per migliorare e qualificare i prodotti turistici.

D: Ultimo quesito. Come gli interventi diversi interagiscono con i vari attori e, eventualmente, come i progetti favoriscono una logica di rete?

R: L’intero nostro impianto strategico si fonda sull’affermazione di una “cultura di rete” e di un approccio di collaborazione su diversi livelli, rilevato dall’analisi e dall’ascolto degli attori del territorio come una carenza significativa diffusa sul territorio regionale, che interessa in modo particolare il mondo privato. Si tratta quindi di una sfida importante che il GAL Valle d’Aosta affronterà, accompagnando il territorio in questo processo di cambiamento che potrà potenzialmente generare un significativo impatto dal punto di vista del valore socio- economico generato, della riuscita e della sostenibilità nel tempo delle iniziative.IMG_1026

La fase della predisposizione dei piani d’impresa delle reti rappresenta quindi ancora una volta un momento fondamentale di confronto e cooperazione tra i diversi attori locali, che vedrà un ruolo centrale nella figura dell’animatore delle reti, quale referente per il coordinamento e lo sviluppo dei piani, e del GAL attraverso l’attività di animazione e concertazione che accompagnerà tutta questa fase, garantendo il raccordo con le istituzioni locali territoriali dell’area coperta dalle reti. In generale, infine, tutto il piano di animazione che il GAL andrà a realizzare durante l’intero periodo si pone quale obiettivo principale quello di garantire il confronto e la concertazione territoriale, tra enti e settore privato, per garantire che le diverse iniziative vengano definite nel contesto di una cornice strategica e programmatica condivisa a livello territoriale più ampio – e lo ribadisco – superando frammentazioni e particolarismi che rischiano di ridurre l’efficacia e l’impatto delle iniziative.

 

Fa beutté d’echen qui l’at *

Pour se rendre compte que l’Union Valdôtaine représente l’âme du peuple valdôtain il suffirait de participer aux assemblées de l’Union , en regardant les salles bondées d’unionistes de toute la Vallée, au service du Peuple Valdôtain: parce que pour l’Union Valdôtaine, la politique est service et cette tâche revient à un Mouvement qui se pose – et qui s’est toujours posé – le but de gouverner un peuple. De gouverner notre peuple, de donner un avenir à notre peuple, avec responsabilité. Cet engagement découle de la lutte que nos aïeux ils ont conduite dans les villages, dans les prairies, dans les étables, qui nous ont portés à ce que nous sommes aujourd’hui, avec sincérité, avec travail et avec courage. Quelqu’un nous conseille d’avoir du courage.

Le courage est dans l’histoire de l’Union Valdôtaine. Je pense qu’il n’y a rien d’autre à ajouter.

Il y a des personnes qui ont sacrifié leur vie pour défendre nos villages et nos idéaux. Nous ne sommes pas un produit de marketing des derniers jours.

Il faut travailler dans le silence du quotidien, comme le font les administrateurs et, permettez-moi, en tant que  Syndic, de remercier nos adjoints, nos assesseurs, nos conseillers, qui travaillent avec nous dans nos foyers, dans nos communes, pour porter de l’avant les idéaux de l’Union Valdôtaine.

Ils travaillent dans le silence, mais cela ne veut pas dire qu’ils ne participent pas à la vie politique, qu’ils ne débattent pas.

Mais responsabilité veut dire aussi se souvenir des racines, parce que celui qui n’a pas de racines marche dans le vide.

Et comme disaient  nos grands-pères, « Fa beutté d’échèn qui l’at ». Je pense que l’Union Valdôtaine, dans ces jours, dans ces mois, ses administrateurs à tout niveau agissent toujours à bon escient. Mais permettez-moi de décaler un peu le mot responsabilité, parce que « échèn » c’est quelque chose en plus. C’est responsabilité, bon sens, patience, prudence, courage. La responsabilité c’est de transmettre à nos jeunes générations ce que nous avons reçu.

Responsabilité est la capacité de rassembler, de nous rassembler, et quand on est à genoux, de nous rassembler encore de plus pour se relever et avoir le courage de gouverner ce Pays dans le bon et dans le mauvais sort, mais aussi avec chance, courage, patience, prudence, parce que nous ne sommes pas des utopistes, qui visent l’impossible, mais ne sont pas capables de construire le possible.

Nous, nous avons le courage de construire le possible.

Courage de dire la vérité, d’admettre les difficultés. La responsabilité de créer des politiques réalisables. Il faut fuir les experts. Les experts d’agriculture, qui souvent n’ont jamais mis les pieds dans une étable ; ou les experts de gastronomie et de restauration, qui n’entrent jamais dans une cuisine. Il faut rappeler que la meilleure politique est la politique de donner du travail à nos jeunes.

Comme syndics de la Vallée d’Aoste, nous voulons porter notre contribution qui vise un engagement commun face aux difficultés et se propose de renforcer les liens avec le territoire.  Tout cela parce que nous voulons être présents et porter, en tant que responsables administratifs, notre soutien à notre mouvement.

Je crois que dans les jour à venir on aura du travail à faire, mais le courage ne nous manque pas pour l’aborder : nous sommes là et nous savons que les Valdôtains sont derrière nous et nous donnent leur confiance. Sur cela, je crois que bien des Valdôtains sont aussi tracassés de certaines choses, par exemple l’immigration : là aussi on se confrontera avec eux pour résoudre les problèmes, mais de notre façon, car nous avons aussi été un peuple d’émigrés ; mais on avait bien présent à l’esprit qu’avant de réclamer des droits on avait des devoirs, surtout envers la population qui nous accueillait. Je crois donc qu’on aura la patience et la prudence d’affronter ces problèmes parce que je crois que c’est toujours le sérieux qui doit nous guider.

Dans ces jours il y a beaucoup d’agitation dans la politique, beaucoup de discussions aussi chez nous parmi la population : je crois que, comme je l’ai dit auparavant, il faut mettre « d’échèn » : ce qui ne signifie pas qu’on oubliera il y aura, le temps venu, de certaines choses et de donner notre avis. Attendons avec patience ce jour et surtout n’oublions pas ceux qui font du bien à la Vallée d’Aoste. Je crois que notre devise est : Travailler pour la Vallée d’Aoste avec sérieux, avec patience, courage et responsabilité.

* Cette expression conservée par notre patois vient de l’ancien français “escient” (du latin médiéval ex scientia), qui est resté seulement dans la phrase “à bon escient”, c’est-à-dire “ayant réfléchi, ayant raisonné avec bon sens”