Scuola, istruzione e formazione, ci crediamo?

fullsizeoutput_2436È stato detto e ripetuto, in questi anni, che l’istruzione deve essere una delle priorità dell’Union Valdôtaine e della politica Valdostana. Negli anni il nostro movimento è stato uno dei protagonisti nell’elaborazione di politiche, che hanno dedicato risorse cospicue a questo settore, sia per la formazione dei nostri insegnanti che per la costruzione di strutture, moderne e decentrate sul territorio. Nonostante ciò, l’ondata di disaffezione tra gli insegnanti, è cresciuta in questi ultimi anni, e si è acuita con il tentativo di applicazione del modello “Buona Scuola”. Questo fatto, è un segnale preoccupante e mette in luce una certa mancanza di attenzione di alcuni responsabili del mondo scolastico e politico Valdostano, per questa nostra storica priorità, protetta anche da norme particolari del nostro Statuto di Autonomia. Non parliamo del maldestro tentativo, poi rientrato, del Governo Leghista/Autonomista di cancellare l’Assessorato alla Pubblica Istruzione.

Ritengo quindi, che sia utile ed urgente riannodare i contatti con il complesso mondo della scuola e dell’istruzione, per sviluppare una politica di sviluppo attenta a questo importante settore.

E’ banale ricordare come in tutte le società, il sistema dell’istruzione sia determinante e strategico, per mantenere posizioni di preminenza sia in ambito nazionale che internazionale, le classifiche dell’OCSE sono lì per testimoniarlo. Per il futuro, i nostri insegnanti e le nostre insegnanti devono essere messi in condizioni di lavoro migliori, per poter trasmettere efficacemente ai nostri giovani, gli strumenti culturali e tecnici, utili per costruire il loro futuro.

La Valle d’Aosta ha bisogno che la politica accentui la sua attenzione su questi temi, per dare nuovo impulso al sistema dell’istruzione e della formazione. Tutto ciò, perché la scuola Valdostana deve continuare a giocare un ruolo di protagonista nel sistema complesso della formazione, anche in periodi di crisi economica o tagli di bilancio. In questo modo, il nostro Movimento testimonierà la reale importanza che attribuisce all’istruzione e alla formazione, strumento di base per la costruzione di una Valle d’Aosta sempre più competitiva ed al passo con le nazioni più evolute.

Ricordo che giace nei cassetti della Giunta Regionale, un rapporto sullo stato del patrimonio edilizio/scolastico della nostra Valle. Questo rapporto, elaborato con la collaborazione di tutti i comuni, ha messo in evidenza la necessità di intervenire con azioni importanti sulle strutture scolastiche per adeguarle ai nuovi criteri di sicurezza, anti sismicità ed alle esigenze delle nuove tecnologia d’insegnamento (collegamenti alla fibra ottica, spazi fisici più ergonomici).E’ necessario, che i nostri eletti dedichino un attenzione tutta particolare a questo tema.

Il nostro sistema educativo non deve però dimenticare la nostra storia e la nostra lingua e deve essere radicato nei nostri comuni. Dobbiamo quindi potenziare il nostro sistema d’istruzione e formazione per i futuri insegnanti, perché essi siano in grado di rispondere in modo innovativo alle richieste della nostra Valle, con un occhio di riguardo all’esigenze che provengono dal mercato del lavoro. Abbiamo bisogno di adattare il nostro sistema educativo a questa realtà, garantendo ai giovani Valdostani, una solida istruzione generale di base, ma essere più flessibili per quanto riguarda la formazione che conduce al mondo del lavoro. In questo modo, potremmo rispondere alle aspirazioni professionali ed alle necessità del mercato del lavoro. Infine, va ricordato che il fenomeno della disaffezione e l’abbandono scolastico colpisce con sensibili percentuali anche le nostre scuole. Questi abbandoni sono molto più che problemi personali: sono un problema collettivo, un segnale che ci impone dei ragionamenti sul nostro sistema scolastico e di formazione, e possono rappresentare un ostacolo al nostro sviluppo sociale ed economico sia sulla scena nazionale così come a livello internazionale.

Ancora su #Territorio #cambiamentoclimatico

Dopo aver scritto alcune riflessioni sui cambiamenti climatici e territorio, ho ricevuto queste considerazioni, che condivido con chi mi legge…

Il territorio della Valle d’Aosta è particolarmente vulnerabile e più di altri risente degli effetti dei cambiamenti climatici.  Lo scioglimento dei ghiacciai ed il conseguente depauperamento della risorsa idrica, lo scongelamento del permafrost, l’instabilità dei versanti in presenza del regime quasi “tropicale”  delle piogge sono solo alcuni esempi che testimoniamo di come questo ambiente sia meritevole di attenzione e di cura.

E’ pertanto necessario che anche la nostra regione faccia la sua parte nel mettere in atto azioni di contrasto ai cambiamenti climatici e contemporaneamente misure per ridurre o prevenire le situazioni di degrado ambientale.

E’ infatti proprio nella integrità del territorio che risiede la ricchezza per la comunità valdostana. Ricchezza che si manifesta in termini paesaggistici, di risorse, di appeal turistico. E quindi integrità è anche e soprattutto valore economico.

Come agire? Con politiche di governo del territorio improntate alla consapevolezza che salvaguardare il territorio e le sue risorse naturali, ridurre le fonti di pressione  non sono una limitazione allo sviluppo ma, al contrario, la leva per rilanciare l’economia. Suolo libero, elevati standard di qualità nelle matrici ambientali,  sono dunque obiettivi a cui tendere con tenacia e convinzione.

E’ importante operare per diffondere una cultura ambientale solida, che sia fondata sulla conoscenza e non in balia di slanci emotivi. Da dove partire?

Da questo punto di vista l’Università della Valle d’Aosta potrebbe svolgere un ruolo molto importante, avviando percorsi formativi in discipline scientifiche creando una rete virtuosa con le realtà di ricerca e produttive operanti nella regione e rafforzata dalla presenza di un territorio che è in senso positivo un vero e proprio laboratorio.

Settori artigianali e industriali collegati alla tutela dell’ambiente potrebbero essere sviluppati o crescere ulteriormente. Basti pensare alla bioarchiterrura e bioedilizia dove proprio il risparmio energetico, l’uso di nuove tecnologie impiantistiche o di materiali offrono particolari vantaggi in un constesto alpino.

Perchè da noi non può svilupparsi una realtà come la RUBNER o simili? dalla progettazione alla realizzazione passando per la fornitura o produzione di materiali edili sostenibili si creerebbero posti di lavoro che coinvolgerebbero profili di alta professionalità e qualifica.  A loro volta queste realtà produttive potrebbero entrare in una rete di ricerca applicata in stretta collaborazione con l’università.

La politica potrebbe trovare modalità di indirizzo non tanto in termini assistenzialistici attraverso la distribuzione di contributi, quando nel delineare politiche di sviluppo. Un  tiepido tentativo di indirizzo verso una nuova qualità dell’edificato fu fatto con gran fatica con la legge casa dove si associava il premio volumetrico all’uso di tecniche costruttive ambientalmente più compatibili. Ora andrebbe dato uno slancio più forte.

Il turismo stesso dovrebbe puntare sulla integrità del territorio come elemento qualificante dell’offerta turistica. Con un progetto unitario che unisca la bellezza paesaggistica alla qualità dei prodotti dell’agroalimentare. Sposando quella tendenza culturale (e moda) che premia il concetto di turismo sostenibile.

In passato si sono disprezzate queste logiche, che  gli addetti al lavoro avevano ben colto. Una gestione eco-sostenibile di una struttura turistica oggi è elemento qualificante e apprezzato: uso di fonti rinnovabili per il riscaldamento, riduzione di imballaggi, riciclo dei rifiuti…..

Tutte queste azioni sono esempi di declinazione della lotta ai cambiamenti climatici oltre che alla riduzione degli impatti a scala locale.

Mi rendo conto di scrivere ovvietà perchè da altre parti (vedi Trentino) questi percorsi sono già stati avviati con risultati positivi in quanto hanno ridotto il problema dell’occupazione soprattutto giovanile e qualificata.

Credo che l’UV possa proprio in questo momento di perdita di consensi fare una svolta significativa. E’ chiaro che si tratta di dare spazio a logiche diverse e a figure diverse.

E noi, cosa diciamo su : #Territorio e #CambiamentiClimatici.

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Quando si parla di politica ambientale, in Valle d’Aosta, è essenziale prima di affrontare qualsiasi aspetto di redazione e studio di nuove politiche, riconoscere il ruolo, che l’agricoltura ed i suoi protagonisti, grazie alle politiche elaborate dal Consiglio Regionale negli ultimi decenni, hanno svolto nella conservazione e gestione del nostro territorio, raggiungendo un obbiettivo, non affatto scontato negli anni del dopoguerra, quello di avere una Montagna Viva. E’ necessario, compiere dei passi avanti e continuare su questo solco, affrottando la sfida dei cambiamenti climatici e di uno sviluppo durevole.

Dobbiamo interrogarci su come sviluppare un modello sociale ed economico che sia sostenibile, vale a dire un sistema di sviluppo, che lascerà il nostro territorio in una condizione simile, o anche migliore, alle generazioni future.

La lotta contro il cambiamento climatico deve essere anche per il nostro movimento, un tema su cui confrontarci e diventare uno dei principali impegni della nostra politica ambientale.

La lotta contro il cambiamento climatico non deve essere la responsabilità di un singolo assessorato o peggio ancora di qualche direzione organizzativa dell’amministrazione regionale. Deve essere, invece,una riflessione che coinvolga tutti i settori dell’amministrazione. E’ ovvio che settori come turismo, ambiente, agricoltura, energia, costruzioni, lavori pubblici, pianificazione urbanistica, sono solo alcuni dei settori più coinvolti. Ma è necessario agire anche, culturalmente perché dobbiamo migliorare alcune nostre abitudini di consumo e di vita. L’Union Valdôtaine, ha il dovere, per l’amore e la fatica che i nostri vecchi hanno riversato verso il nostro territorio, di riflettere su questo tema e di farsi parte  attiva per la  promozione di tutti questi principi tra i Valdostani, con atteggiamenti razionali e non fideistici.

Il ventunesimo secolo è il secolo della sfida ecologica.

I governi di tutti i paesi dovranno mettere in atto politiche di sviluppo sostenibile e misure di protezione dell’ecosistema per garantire un futuro alle generazioni future.

L’Union deve impegnare e coinvolgere i Valdostani su questa sfida, attraverso l’uso degli strumenti che la nostra Autonomia ci mette a disposizione. Ricordiamoci inoltre che sul tavolo dei rapporti con lo Stato, le nostre competenze in materia ambientale, dovranno essere difese, ampliate e rinegoziate. La Valle d’Aosta dovrà avere la libertà di agire efficacemente nella gestione delle risorse naturali, nella protezione dell’ambiente e nella lotta ai cambiamenti climatici.

Lo sfruttamento delle nostre risorse naturali appartenenti al popolo Valdostano dovrà peró:

  • essere parte di un approccio di sviluppo sostenibile;
  • rimanere coerente con il perseguimento dell’interesse generale e non semplicemente soddisfare gli interessi privati.

La Valle d’Aosta, deve battersi per garantire l’integrità del suo territorio. Una Valle d’Aosta autonoma deve essere in grado di:

  • concordare atti e soluzioni giuridiche, in maniera paritaria con lo Stato Italiano e gli organismi internazionali, per autorizzare il trasporto  mediante elettrodotti dell’energia elettrica ed il passaggio o il rifacimento di eventuali oleodotti o gasdotti sul suo territorio;
  • proteggere il suo territorio;
  • integrare e sviluppare delle politiche dei trasporti per giungere ad una politica di mobilità sostenibile ed elettrificata.

Per quanto riguarda la lotta contro il cambiamento climatico, la Valle d’Aosta deve essere parte attiva per giungere, attraverso il coinvolgimento della macro regione alpina, a partecipare, negoziare, firmare e ratificare trattati internazionali in questo settore;

  • rispettare e migliorare gli impegni assunti, alla convenzione di Parigi sugli accordi sul clima (Cop21) ;

In materia ambientale, come in altri settori, la Valle d’Aosta deve attivarsi per quanto possibile e coerentemente con le sue politiche di sviluppo durevole per elaborare, attraverso la collaborazione dei popoli delle Alpi,  una strategia ambientale integrata e coerente perché la Montagna continui ad essere viva.

La Valle d’Aosta ed i popoli delle Alpi non hanno più il tempo di aspettare che Roma agisca, devono diventare attori e protagonisti dell’eleborazione delle loro politiche ambientali.

Consentendoci di sviluppare politiche in linea con i nostri valori, l’Autonomia  è anche una difesa del nostro territorio!

Una road map, per l’Autonomia…

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E’ necessario, in questo frangente di “confusione politica”, che il nostro congresso ponga le basi per  un percorso di scrittura condivisa di un Autonomia Moderna, un progetto ambizioso che deve essere preparato con cura, il tempo che ci separa dalle prossime elezioni regionali, ci consentirà di dispiegare una vasta campagna di animazione e condivisione politica attorno a questo progetto di rilancio e riscoperta dell’ Autonomia per rispondere alle numerose domande ed attese dei Valdostani. Parallelamente a questa campagna, sarà necessario mettere in piedi un processo di studio ed analisi per documentare gli impatti negativi, “les contraintes” e i molteplici blocchi strutturali che le catene del potere politico-burocratico nazionale impongono alla nostra Valle d’Aosta. Sarà inoltre utile vigilare sugli atteggiamenti della “nuova politica italiana” nei confronti della Valle d’Aosta, che dai primi passi mossi, ha dimostrato la scarsa considerazione nei confronti della nostra Autonomia speciale e del suo presupposto fondamentale, la nostra lingua.

L’Union Valdôtaine non può e non deve fare questo lavoro da sola.

La diversità del movimento Unionista ed Autonomista è un fattore positivo, per soddisfare le aspirazioni democratiche dei cittadini. Più di ogni altra cosa, questa diversità ha un potenziale per combattere il cinismo di questi tempi ed è una leva importante per costruire rapporti su ciò che ci unisce, perchè è da qui che bisogna partire per un processo di riunificazione del mondo Unionista ed Autonomista e per disegnare una Autonomia Moderna.

E’ necessario promuovere l’unità oltre le divisioni, concentrandosi ora, sulla convergenza delle forze favorevoli ad una nuova e più condivisa emancipazione Autonomista della Valle d’Aosta e di tutti i Valdostani.

L’Union Valdôtaine deve essere parte attiva e propositiva di un processo di convergenza Unionista ed Autonomista che coinvolga tutte le parti politiche, sociali e sopratutto i Valdostani;

ma per fare ciò  è necessario :

  • Proporre alle forze sociali e politiche Unioniste ed Autonomiste della VdA ed alla popolazione di cooperare al fine di stabilire una roadmap condivisa che dia priorità alla difesa e rafforzamento ed alla scrittura di una moderna Autonomia, superando le differenze e le diatribe ideologiche, ma soprattutto “personali” presenti all’interno del mondo Unionista ed Autonomista;
  • Determinare, in questa tabella di marcia, il ruolo di una futura assemblea costituente per il raggiungimento di una riunificazione del mondo Unionista ed Autonomista;
  • Sostenere una vasta campagna di animazione politica e di partecipazione sociale sul Valore di una moderna Autonomia;
  • Mettere in atto una strategia per promuovere l’Autonomia e assicurare un ampia campagna di diffusione con argomenti semplici, reali e dettagliati che dimostrino la validità e l’utilità di una Valle d’Aosta sempre più Autonoma.

L’Union Valdôtaine deve in questi anni, rinnovare il messaggio  autonomista attraverso una sempre maggiore  concertazione con i Valdostani ed  i suoi partner pro-Autonomia, questo percorso deve nel suo complesso, essere diretto verso  tutta la popolazione della nostra regione, a partire dai Comuni dove il sentimento Unionista ed  Autonomista si stà affievolendo.

Dovranno essere inoltre intrapresi e rinforzati i rapporti con i gruppi consiliari Unionisti ed Autonomisti per studiare e concertare atti legislativi ed amministrativi per soddisfare al meglio le esigenze e le ambizioni dei Valdostani in ogni aspetto della loro vita.

Questo lavoro e questa mobilitazione, necessitano di fasi di studio e di confronto, ma  sono e saranno essenziali per difendere la nostra Autonomia, perché la Valle d’Aosta continui ad essere una Regione Autonoma e Speciale

 

Verso il Congresso dell ‘UV: l’immigrazione.

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Scrivere d’immigrazione, non è senz’altro semplice, in questo momento poi, si rischia di toccare nervi scoperti e di cadere nella retorica. Ma lo si voglia o nò, l’immigrazione adesso, é prima di essere una risorsa come afferma qualcuno, un problema sociale anche per la nostra Regione. Non sono un esperto di politica internazionale, ma questo dramma dell’immigrazione nasce da vicende internazionali, che vedono al centro l’ Africa ed  hanno come comune denominatore, una mai sopita volontà di controllo commerciale, da parte dell’Occidente, delle grandi risorse ambientali ed energetiche africane, con poca considerazione delle popolazioni locali. Sui tavoli internazionali l’Italia poi, ha avuto delle posizioni ambigue e soprattutto non autorevoli.

La politica di controllo e di gestione dell’Immigrazione, è bene ribadirlo, è una competenza STATALE.

Anche nella nostra Valle sta assumendo, seppur in maniera minore di altre regioni, le connotazioni di problema sociale. Il fenomeno dell’immigrazione è, acuito anche da noi, dall’incessante fiume di notizie sui giornali ed sui new media (es. facebook, twitter) con cui ci troviamo confrontati ogni giorno.

Al di là di queste considerazioni, ritengo che sia necessario anche per il nostro movimento, confrontarsi su questo tema. Sono, personalmente convinto, che l’immigrazione irregolare debba fermata, mentre l’immigrazione debba essere gestita e governata, attraverso un rigido controllo dei flussi migratori. Il ministro Minniti ha iniziato a voltare pagina su questo tema, ma va dato atto al ministro Salvini, per la prima volta, di aver battuto i pugni sul tavolo in maniera rude e di aver, in questi primi mesi,  ridotto drasticamente i flussi migratori dall’Africa (su altre immigrazioni, come quella Cinese con i suoi annessi e connessi, dico io, però non dice nulla) e posto il problema sui tavoli delle Cancellerie Europee, vedremo…

In Valle, i Sindaci dell’Union Valdôtaine hanno già a suo tempo, messo in discussione il modello di accoglienza SPRAR e nessuno vi ha aderito, seppur sollecitati dal Governo nazionale e dall’Anci, per i costi, soprattutto organizzativi, che comportava per i nostri Enti, vediamo ora il nuovo governo come procederà.

Come Movimento,  dobbiamo concentrarci su questo tema, in due modi: il primo ponendo, attraverso i nostri eletti, la giusta attenzione ai provvedimenti legislativi in discussione ed alle loro ricadute sulla nostra Comunità.Il secondo, analizzando le  politiche sociali su questo fenomeno, perché i Valdostani percepiscono male, l’ attenzione tutta particolare che il nostro sistema Welfare dedica a queste fasce d’immigrati regolari, come per esempio l’organizzazione di corsie preferenziali nell’assistenza sociale, la presenza di vantaggi nell’assegnazione delle case di edilizia residenziale pubblica, solo per fare alcuni esempi. Queste provvidenze, seppur previste da norme nazionali ed addirittura europee, vengono giudicate inique dalla popolazione, che qui ha lavorato ed ha contribuito alla crescita del benessere della nostra Regione.

La concessione di tutta una serie di provvidenze derivano però dall’applicazione d’ indicatori di reddito che penalizzano  o addirittura non consentono la concessione di tutta una serie di aiuti sociali a molti nostri concittadini : dalla retta per il nonno in micro comunità, al pagamento del ticket sanitario, alla borsa di studio per i figli… e l’elenco potrebbe essere lungo.E’ necessario impegnarci a rivedere completamente le fasce di accesso e questi indicatori di reddito, per garantire, a chi ha lavorato per raggiungere il benessere della nostra Valle,  l’accesso agli stessi servizi.

Queste azioni di revisione delle fasce di accesso agli indicatori di reddito, non sono una novità, la Provincia Autonoma di Bolzano si è già confrontata con questo tema e lo ha risolto. Rivediamo le soglie  di accesso all’ISEE, cerchiamo di studiare a fondo il problema e di porre in atto delle soluzioni , prima che sia troppo tardi.

Vers le Congrès: le regole del gioco (una parte).

campo di calcio

È principalmente attraverso la definizione delle regole del gioco che una società esercita il proprio diritto/dovere,  a scegliere le direzioni che intende dare al proprio sviluppo. È quindi importante che i meccanismi e le procedure che caratterizzano il voto consentano,  alle elezioni di riflettere le tendenze generali della nostra società.

La democrazia non si limita, però, solo al diritto di voto. Implica anche l’esistenza di una vita dinamica e ordinata delle assemblee elettive, in cui i rappresentanti dovrebbero svolgere a pieno il loro ruolo di rappresentanti del popolo, e la presenza di un’amministrazione della cosa pubblica,  guidata dai più alti standard di efficienza, trasparenza ed equità. Per l’Union Valdôtaine , credo sia necessario, in questo momento di dibattito congressuale e di evoluzione delle dinamiche democratiche della nostra società, impegnarsi formalmente a:

1) Concepire e studiare, insieme alle altre parti sociali e politiche, una riforma del sistema di voto che rispecchi meglio la volontà del popolo Valdostano.Questa riforma potrebbe essere caratterizzata da alcune azioni fondamentali come:

  • l’introduzione del voto elettronico, sia per le elezioni regionali che per le consultazioni comunali ( esistono in questo settore delle sperimentazioni già effettuate dall’amministrazione regionale);
  • la progettazione , in condivisione,  di meccanismi di “Liaison/ Feedback” con i Valdostani,  anche digitali,  per creare un legame significativo tra gli elettori e eletti;
  • la creazione di un’equa rappresentanza di genere e dei giovani, nelle assemblee elettive;
  • la garanzia che questa riforma sia fatta nel rispetto delle particolarità locali, in modo che l’identità di ciascun comune della Valle d’Aosta sia rafforzata.

2) Rivitalizzare il ruolo degli eletti e rinnovare l’attività del Consiglio Regionale,  favorendo la stabilità dell’esecutivo,  attraverso procedure di Governo partecipato come:

  • la progettazione di procedure di consultazione (digitale) dell’elettorato;
  • la creazione di momenti di consultazione regolari con la popolazione;
  • l’abolizione, nel consiglio regionale, del voto segreto ad eccezione delle questioni etiche e morali;
  • l’istituzione di comitati speciali pluripartitici, misti cittadini ed eletti,  su questioni sociali che riguardano l’intera popolazione, come ad esempio lo sfruttamento delle risorse ambientali.

3) Garantire la trasparenza delle amministrazioni regionale e comunali, attraverso:

  • l’adozione di una politica generale di “dati aperti”, seguendo il principio di “governo aperto”;
  • la progettazione,  per tutti i Valdostani, di un accesso digitale pieno, facilitato e semplificato, alle informazioni in possesso delle Amministrazioni regionale e Comunali, nella misura massima in cui le norme sulla protezione delle informazioni personali lo consentano;
  • la progettazione di un sistema digitale, per garantire la diffusione tempestiva ed efficace delle informazioni “pubbliche” rendendole accessibili, comprensibili e utili ai cittadini .

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Verso il congresso dell’ Union Valdôtaine.

 

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L’Union Valdôtaine non si è mai accontentata dello status quo e del quotidiano. La sua ragione d’essere è sempre stata quella di migliorare il vivere in Valle d’Aosta, migliorando le condizioni culturali, familiari, sociali, economiche e ambientali di tutti i Valdostani. Il miglioramento delle condizioni di vita di coloro che compongono e plasmano la Valle d’Aosta non può però essere realizzato con uno spirito di immobilità o peggio di disimpegno.

In questi tempi, la gente della Valle d’Aosta, è prigioniera di questo stato di attesa, spogliata molte volte delle sue leve decisionali, sia per inerzia ed elevata conflittualità politica/personale della sua classe politica, sia per una politica sempre più centralizzatrice dello Stato e, di conseguenza la nostra gente, gli Unionisti, si stanno rassegnando ad accettare l’inaccettabile.

L’inerzia, a cui ci hanno condotto le non decisioni della politica, negli ultimi anni,  è responsabile del periodo di disaffezione che la Valle d’Aosta, sta vivendo attualmente nei confronti delle sue istituzioni democratiche. E ‘giunto il momento di fare gesti forti per migliorare la salute della nostra democrazia e arricchirla, in modo che la vita civica ridiventi il perno dei nostri rapporti. Per fare ciò, dobbiamo promuovere una migliore conoscenza delle nostre istituzioni democratiche, riformare il sistema di voto e avvicinare i rappresentanti eletti ai loro elettori promuovendo nuovi modi di governo partecipato e garantendo un approccio meno partigiano alla politica.

Perché i Valdostani abbiano fiducia nella Valle d’Aosta e nella nostra democrazia, devono essere certi di essere ascoltati. Il nostro sistema di governo che  è alla base del nostro vivere civile deve essere più vicino ai Valdostani per permettere di giungere ad una risoluzione efficace e giusta dei problemi che attanagliano la nostra Valle: dai problemi dei rapporti con lo stato, ai problemi della sostenibilità della nostro sistema economico, al miglioramento del nostro sistema sanitario e di welfare, alla creazione di un sistema educativo e di formazione sempre più bilingue ed europeo, allo sviluppo di politiche ambientali e di sviluppo sostenibile che affrontino la grande sfida mondiale dei cambiamenti climatici, tutto ciò  nel rispetto dell’equità  e della difesa della nostra Autonomia.

Dobbiamo ricreare una Valle d’Aosta forte al servizio della democrazia, per ottenere ciò il nostro prossimo Congresso dovrà affrontare un ’analisi corretta e non “passionale” delle cause del recente scarso risultato alle elezioni regionali. Ritengo però che ormai le cause siano note a tutti ed esse risiedano nell’elevata conflittualità politica/personale, all’interno del nostro movimento e della compagine governativa e soprattutto perché il nostro movimento ha perso più tempo ed energie a discutere  “sul chi fa che cosa” , che non su “che cosa facciamo per la Valle d’Aosta”. I dibattiti sul passato, non mi appassionano, credo infatti che il nostro dibattito congressuale debba essere maggiormente incentrato sulla creazione di una nuova proposta condivisa per la nostra Valle d’Aosta Autonoma.

Ma mi pare che i tempi di questo prossimo Congresso, saranno più dedicati a cercare “Chi” sarà il nuovo Presidente dell’Union e non ad elaborare e dibattere “Cosa” farà l’Union Valdotaine  per i prossimi 5 anni in Valle D’Aosta. Siamo infatti a meno di un mese dal Congresso e tutto tace…tacciono gli eletti, tace la commissione dei saggi, tace il Movimento, difatto commissariata…Alcune sezioni, meno male però lavorano…