Quotazione CVA: adesso responsabilità e prudenza.

In questi giorni, in Consiglio regionale, abbiamo affrontato il tema della quotazione in Borsa di CVA. Una decisione importante, che ha richiesto tempo e numerosi approfondimenti per analizzare tutti i vari aspetti legati alla collocazione sul mercato di una percentuale minoritaria dell’azienda. Questa importante decisione è stata presa per permettere a Compagnia Valdostana delle Acque di operare in maniera efficace sul mercato, cosa che non potrebbe più fare rimanendo una semplice società pubblica. Per fare un esempio, CVA non potrebbe ampliare la sua quota di mercato nel settore eolico, occuparsi dell’efficientamento energetico dei condomini e della diffusione della mobilità elettrica.
Detto ciò una cosa devo sottolinearla subito: quotare CVA non vuol dire vendere la nostra acqua. L’#acqua è #nostra e sarà sempre tale: quella dei nostri rubinetti e quella dei nostri rus sarà sempre pubblica.
Essa appartiene ai Valdostani.
Durante la discussione, ho però ribadito che CVA, deve restare Valdostana.
La gestione di CVA dovrà essere pubblica e moderna, improntata alla trasparenza con un’attenzione particolare all’ambiente.
Ora, dopo questa decisione, ci dobbiamo impegnare per scrivere una norma di legge precisa che determini tutti gli aspetti collegati a questa procedura di quotazione, e soprattutto definire quale percentuale della proprietà mettere sul mercato. Io penso che sia necessario verificare in maniera approfondita tale punto chiave. L’ammontare della quota collocabile sarà determinante e ci dovrà garantire da azioni ostili degli eventuali azionisti di minoranza permettendo sempre, alla Regione, di esercitare il suo controllo e di vedere attuate le sue politiche d’indirizzo su CVA.
Per questo disegno di legge noi dell’Union Valdôtaine, non ci opporremo ad eventuali richieste di referendum, perché siamo convinti che su questa decisione di quotare una parte minoritaria di CVA, i Valdostani si debbano esprimere.

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