“La casa in Valle d’Aosta, entre histoire et innovation”. Carta d’Intenti  

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Lo scorso anno un cittadino ha contattato gli uffici comunali per avere informazioni sul nostro regolamento edilizio, perché intende costruire una casa ipogea, ovvero “sottoterra”. Il quadro normativo, i regolamenti attuali e gli strumenti urbanistici vigenti, tuttavia, non prevedono questa tipologia costruttiva e non ci è stato quindi possibile dare delle risposte certe all’interessato, né in senso positivo, né in negativo.

Gli uffici comunali di tutta la Valle, d’altronde, ricevono un numero sempre crescente di istanze e richieste di chiarimenti in merito alle nuove tecnologie edilizie, di contenimento energetico e urbanistiche.

Per stimolare la riflessione sull’architettura locale e valutare i vincoli paesaggistici e culturali, nonché il quadro normativo regionale, nei primi mesi del 2017 abbiamo avviato come CELVA, insieme agli Ordini e ai Collegi professionali, un confronto che ha coinvolto tutti coloro che operano nel campo della pianificazione territoriale e della progettazione.

Questo percorso ha visto un importante momento di confronto lo scorso 1° dicembre, al “Théâtre de la Ville” di Aosta, durante il convegno “La casa in valle d’Aosta, entre histoire et innovation”: sono stati più di duecento gli amministratori e i professionisti che hanno preso parte ad un ampio dibattito sul tema dell’evoluzione delle forme, dei materiali tradizionali e delle tecnologie per la costruzione della casa in montagna e, in particolare, nell’Arco Alpino.

Proprio in quell’occasione, sono state gettate le basi e abbiamo definito le linee guida e le priorità poi raccolte in una “Carta d’intenti” dedicata alla casa in Valle d’Aosta. Gli elementi prioritari sui quali riteniamo importante agire, e che abbiamo voluto declinare nel documento, sono:

-la semplificazione della normativa regionale, per permettere la coesione tra la tradizione costruttiva valdostana e l’introduzione di nuove tipologie costruttive e tecnologie edilizie;
-la previsione di un ripensamento dei regolamenti edilizi comunali, affinché diventino in grado di rispondere alle mutate richieste dei Valdostani;
-una nuova composizione tecnica delle Commissioni edilizie a livello di ambito territoriale sovracomunale e l’attivazione di un processo di uniformità dei Piani regolatori;
-la promozione di una crescita culturale di amministratori, tecnici comunali e liberi professionisti attraverso opportune azioni di informazione/formazione sull’evoluzione dell’architettura e le nuove tipologie e tecnologie, attraverso  momenti divulgativi e di formazione previsti dal CELVA nella propria proposta formativa.

Questa pluralità di indirizzi, sicuramente ambiziosi, ma fondamentali per una crescita anzitutto culturale della nostra capacità di rispondere alle istanze della comunità, andrà ora sviluppata nei passi e negli atti conseguenti. E’ la missione in cui ci impegniamo, su questo versante, per il futuro.

 

Mondi montani a confronto: riscopriamo la centralità della montagna. Oltre i limiti del territorio, diventiamo protagonisti.

 

L’Institut Agricole Régional ha ospitato venerdì 12 gennaio la presentazione del volume “Mondi montani da governare“, edito da Aracne editore.

Il volume è stato curato da Roberto Louvin, Professore Associato di diritto pubblico comparato presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università della Calabria e presenta al suo interno diversi contributi che ritengo interessanti, perché attorno al tema del governo dell’area montana ha raccolto voci di giuristi, storici, economisti, antropologi, architetti ed esperti di scienze forestali. Fra di esse ho trovato diversi spunti di riflessione che penso sia importante condividere.

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 Ho infatti partecipato al dibattito come amministratore di montagna, che riconosce nel sistema della Montagna uno spazio che deve necessariamente uscire da una sorta di marginalità in cui si trova, per doversi motivi, e che soprattutto deve riscoprire e rivendicare attivamente i suoi punti di forza e la sua centralità sociale, culturale, ambientale, economica e politico–amministrativa.

Penso che si parli troppo poco di Montagna, forse perché sui tavoli dei decisori politici nazionali ed europei non siamo abbastanza presenti. La nostra missione è allora quella di cercare di uscire quanto prima da questo “cono d’ombra”, lasciando da parte eventuali vittimismi e timidezze, e rendere la Montagna protagonista di politiche pensate per il suo sviluppo.

Ritengo infatti che ci siano tutti gli strumenti conoscitivi e metodologici per procedere in tal senso, anche tenendo conto di come siano tante “le Montagne”: in Italia non ci sono solo le Alpi, ma anche gli Appennini, così come in Europa vari massicci montuosi. Questi territori ciascuno con le proprie diversità e potenzialità ambientali hanno oggi la possibilità di essere protagonisti.

Ma occorre innanzitutto e, soprattutto, in questo momento in cui si parla prevalentemente di deficit,di costi, di equilibri finanziari, riportare al centro dell’attenzione un problema di cui non si dibatte abbastanza, quello delle pari opportunità di democrazia per i nostri territori.

E-COMMERCE NEI BORGHI E NEI TERRITORI MONTANI: Bard e Rhêmes-Notre-Dame nelle prime dieci posizioni secondo i dati diffusi da AMAZON

I  dati diffusi  da Amazon.it ( dati Amazon )relativi alle vendite nelle zone interne del Paese – seconda classifica nel 2017, dopo quella pubblicata nel 2015 – confermano che il commercio elettronico è un elemento per lo sviluppo economico delle aree montane, dei borghi e dei piccoli Comuni in particolare ove vi sono pochi o nessun esercizio commerciale. Nelle prime 10 posizioni troviamo anche  Bard e Rhêmes-Notre-Dame. Non sono però da dimenticare gli sforzi, che numerose amministrazioni comunale stanno mettendo in campo, per mantenere nei propri territori piccoli esercizi commerciali che assolvono non solo una funzione commerciale ma sono un vero presidio sociale.

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L’e-commerce, anche nella nostra regione, però è uno strumento che molte aziende agricole, artigiane, turistiche  stanno scegliendo per promuovere e vendere i loro prodotti al di fuori dei confini comunali, in tutto il Paese, anche all’estero. Favorisce l’internazionalizzazione e l’aumento dei fatturati anche dei “più piccoli”. Molto spesso le imprese si uniscono in “portali di valle”, di territorio. La domanda e l’offerta di commercio on line dimostrano l’importanza di ragionare su questi temi e come Sindaci all’interno del Celva stiamo lavorando per esempio su Banda Larga, Agenda Digitale,Carta d’Identità elettronica. È del 21 dicembre 2017, la norma della legge di bilancio 2018 che recepisce la legge 158 sui piccoli Comuni, che da la possibilità a questi comuni  di stipulare protocolli aggiuntivi con Poste Spa per migliorare la qualità del servizio e favorire la consegna di prodotti fino a 5 chili sfruttando la capillarità del servizio postale (12.845 uffici in Italia). Questa opportunità dovrebbe rivitalizzare la funzione della rete degli uffici postali sparsi su tutto il territorio nazionale, con la prospettiva che il network di Poste possa delineare un nuovo modello logistico italiano in un momento in cui ci sono sempre più pacchi che viaggiano per effetto dello sviluppo dell’e-commerce.

ICT e Pubblica amministrazione locale: prosegue il percorso di digitalizzazione della Valle d’Aosta

 

Nuovi servizi messi in rete, attività di formazione mirata per gli operatori, applicazioni che semplificano la vita di chi le utilizza, riconoscimenti di respiro nazionale: il 2017 è stato un anno importante

 Aosta, dicembre 2017 – Parlare di digitalizzazione della PA e spiegare che cosa i Comuni fanno concretamente per avvicinare l’Istituzione al cittadino non è facile; in massima parte è un impegno poco visibile, che influisce perlopiù sui contenuti di processo. I risultati, dal lato dell’utente, in termini di velocità, semplificazione, trasparenza e risparmio, si toccano dopo tempo. Eppure, le politiche dell’innovazione rappresentano delle leve di trasformazione economiche e sociali decisive: mettendo al centro dell’azione i cittadini e le imprese private, rendono l’innovazione digitale un investimento pubblico di grandissimo respiro. Questo vale a maggior ragione per una regione alpina come la Valle d’Aosta, che ha un’orografia particolare e differenziata, con la quale dobbiamo necessariamente confrontarci.

Già in passato ci siamo posizionati come realtà all’avanguardia e attenta all’innovazione. Seguendo questo filo ideale, anche il 2017 è stato un anno importante, perché abbiamo avuto la possibilità di presentare i risultati dei progetti sui quali abbiamo lavorato molto negli ultimi anni. Nuovi servizi messi in rete, attività di formazione mirata per gli operatori, applicazioni che semplificano la vita di chi le utilizza, riconoscimenti importanti: per realizzarli ci siamo mossi nel tempo lungo due direttrici principali. Da un lato garantire l’accesso a una vera e propria democrazia digitale, dall’altro attivarlo in tutti i comuni. Ci siamo riusciti perché più del 70% dei Comuni in Valle d’Aosta ha ormai la “fibra accesa” ed entro i primi mesi dell’anno prossimo la copertura sarà del 100%. Grazie a questo investimento infrastrutturale, reso possibile con il lavoro promosso dal Sistema Valle d’Aosta, Comuni e Regione insieme, siamo riusciti a sviluppare dei nuovi applicativi di cui può beneficiare chi vive e lavora in Valle d’Aosta.

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Premiazione allo SMAU, per lo sviluppo dei servizi on line attraverso l’applicazione Fines

Fines online, i servizi online “salta-code”

Dal 1° luglio 2016 il CELVA ha rilasciato in via sperimentale, attraverso il sito dedicato alla modulistica tipo per gli enti locali della Valle d’Aosta www.celva.it/fines, i servizi online per la presentazione delle istanze telematiche da parte di cittadini, professionisti e imprese.

L’idea che è alla base di Fines online è molto semplice: cercare di evitare le code agli sportelli dei nostri Comuni. Abbiamo quindi creato, grazie a una progettazione partecipata, capace di coinvolgere il CELVA, i Comuni, la Regione e In.Va. SpA, dei servizi online uguali e a disposizione di tutti gli enti locali su un’unica piattaforma di riferimento. I servizi online disponibili sono in totale 101, dalla dichiarazione dello stato di famiglia sino al permesso di costruire. Il procedimento è anch’esso semplice. L’utente interessato entra sul sito del CELVA, accede al servizio online di interesse con la tessera sanitaria/carta nazionale dei servizi, compila i dati richiesti, invia la propria istanza in qualsiasi momento all’ente che la protocolla e avvia l’istruttoria competente.

Il valore dell’innovazione introdotta dai servizi online è stato riconosciuto a livello nazionale a maggio 2017 in occasione della manifestazione FORUMPA, che promuove il confronto tra PA sui temi dell’innovazione e del digitale, e nell’ottobre scorso con la consegna del “Premio innovazione SMAU” 2017.

 

La tessera sanitaria, una chiave per il Comune

Per identificarci su Finesonline usiamo la tessera sanitaria/carta nazionale dei servizi, come chiave di accesso ai servizi comunali. La carta nazionale dei servizi, che rappresenta l’evoluzione tecnologica della tessera sanitaria, oltre ai servizi sanitari normalmente offerti dalla tessera sanitaria nazionale permette l’accesso ai servizi in rete offerti dalla Pubblica Amministrazione, sempre in sicurezza e nel rispetto della privacy. L’elemento innovativo della carta è la presenza di un microchip che garantisce il riconoscimento sicuro e tutela la privacy nell’utilizzo della tessera per entrare in contatto con la Pubblica Amministrazione tramite internet. In Valle d’Aosta, è ormai la chiave per tutti i servizi online, da quelli di Fines per gli enti locali, al fascicolo sanitario elettronico per l’Azienda USL o all’iscrizione alle scuole dei nostri ragazzi per l’Amministrazione regionale. Anche per arrivare a questo risultato c’è stato bisogno di un impegno corale.

Sul fronte degli enti locali, ad esempio, il CELVA ha curato la formazione specifica per l’attivazione delle tessere sanitarie, dedicati ai dipendenti dei 74 Comuni valdostani, permettendo ai cittadini di attivare la propria tessera sanitaria direttamente in Comune e contribuendo in modo importante a superare le 70.000 attivazioni in meno di un anno.

 

Formazione con “esperti digitali” per approfondire regole e strumenti

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Proprio l’attività formativa risulta cruciale per attivare temi di innovazione all’interno degli enti. La proposta formativa del CELVA ha recepito questa necessità e sono diversi gli incontri che hanno avuto al proprio centro i temi dell’ICT.

Rammento come il Governo ha approvato il nuovo Codice dell’amministrazione digitale in via definitiva il 10 agosto 2016, ma i correttivi sono tuttora in fase di adozione dei vari correttivi. Le novità introdotte nel Codice e le scadenze individuate mirano a dare un importante impulso alla digitalizzazione degli enti, sia per quanto riguarda la dematerializzazione, sia per quanto concerne i processi gestionali degli enti stessi, con particolare riferimento alla gestione del protocollo, alla conservazione dei documenti e ai servizi online. Il CELVA ha quindi proposto un momento formativo specifico per i Segretari, che ha fatto da cappello ad un ciclo di incontri da replicare anche per il personale degli enti locali. Quale formatore d’eccellenza abbiamo avuto l’avvocato Ernesto Belisario, esperto di Diritto delle Tecnologie, nonché consulente del Governo per l’innovazione, che già era stato nostro docente lo scorso anno sul medesimo filone di tematiche.

 

PagoPA®, per una rivoluzione nei pagamenti dei servizi comunali

Un servizio completo all’utenza prevede necessariamente la possibilità di poter fare dei pagamenti, in sicurezza e semplicità. Il federalismo fiscale, approvato a livello nazionale, obbliga infatti anche i nostri enti locali a promuovere un processo di semplificazione e revisione della gestione delle entrate, soprattutto attraverso una riorganizzazione delle modalità di pagamento, con particolare rilievo per il potenziamento del pagamento elettronico delle entrate.

La nostra adesione all’iniziativa nazionale denominata “pagoPA®”, oltre a rappresentare un obbligo di legge, rispecchia quindi questo orientamento: da un lato concretizza la possibilità per cittadini e imprese di effettuare pagamenti in modalità elettronica, dall’altro lato presenta benefici per la pubblica amministrazione stessa, sia per quanto concerne la riconciliazione degli incassi, sia per la gestione dei servizi di tesoreria.

In Valle d’Aosta, l’Amministrazione regionale ha inteso supportare gli enti del proprio territorio configurandosi come intermediario tecnologico nei confronti dell’Agenzia dell’Italia Digitale concentrandosi su un’unica piattaforma di pagamenti. Il rilascio per gli enti locali è previsto entro il primo trimestre 2018. Per questo ci siamo posti l’obiettivo di definire e standardizzare le modalità di sviluppo dei servizi di riscossione a favore dei Comuni e delle Unités des Communes valdôtaines e la loro diffusione sul territorio, anche al fine di uniformare la cosiddetta “user experience” degli utilizzatori dei servizi.

Qualche anticipazione: il sistema regionale dei pagamenti telematici si realizzerà tramite una piattaforma informatica unitaria, che metterà a disposizione degli utenti, cittadini ed imprese, strumenti evoluti per i pagamenti dovuti in favore di un ente del territorio (come ad esempio per servizi scolastici, tributi comunali, le eventuali contravvenzioni o i ticket sanitari.). I primi servizi di pagamento individuati sono infatti il servizio idrico integrato, l’imposta di soggiorno, le mense e il trasporto scolastico, la retta per la microcomunità e il servizio assistenza domiciliare (SAD).

La piattaforma potrà essere utilizzata in autonomia soprattutto per verificare le proprie posizioni debitorie, pagare gli importi dovuti e verificare le ricevute dei pagamenti effettuati.

In conclusione

 A fronte dei risultati raggiunti e degli investimenti fatti, delle sinergie create e degli impegni intrapresi, il nostro progetto di digitalizzazione del territorio non può che andare avanti, perché portare più servizi a casa delle famiglie che risiedono nelle aree interne, o aree bianche, significa colmare concretamente un deficit di democrazia. Il nostro è un vero e proprio “bacino di potenzialità” che dev’essere considerato tale. Per questo continueremo a lavorare nel futuro per assicurare l’égalité des chances a tutti i valdostani, per offrire a chi vive e lavora tra le nostre montagne le stesse opportunità di chi abita in città.

 

La Casa in Valle d’Aosta, entre histoire et innovation.

Ad aprile, su questo blog avevo lanciato l’idea di confrontarci noi amministratori comunali e ordini professionali, per ragionare sugli influssi che  l’evoluzione tecnologica, la ricerca applicata per il risparmio energetico, le nuove produzioni industriali sull’edilizia, hanno determinato in questi ultimi anni anche nella nostra Regione nella progettazione e nella costruzione delle nostre case, degli edifici pubblici e produttivi.

Il CdA del Celva ed il suo Presidente Manes, hanno accolto positivamente questa mia idea, si è creato un gruppo di lavoro che ha ragionato, si è confrontato su questi temi e siamo riusciti ad organizzare una giornata di riflessione.

 

Sono stati più di 200 i partecipanti a quest’incontro “La casa in Valle d’Aosta, entre histoire et innovation”,  L’iniziativa, si è svolta, venerdì 1° dicembre, al Théâtre de la Ville di Aosta, ha messo a confronto, gli amministratori e i professionisti che operano nel campo dell’urbanistica e della pianificazione territoriale.

Obiettivo dell’incontro è stato promuovere da un lato le possibili risposte comuni alle sfide che propone oggi il mercato edilizio, e dall’altro far convivere tali esigenze con i limiti, normativi e regolamentari, relativi anche all’introduzione di nuove modalità costruttive in Valle d’Aosta.

Forte della presenza di esperti in materia di architettura di montagna, provenienti da tutto l’arco alpino, tra i quali gli architetti Alberto Winterle, Armando Ruinelli e Claudine Remacle, il dibattito si quindi è incentrato sull’evoluzione delle tecnologie, delle forme e dei materiali per l’edificazione dei fabbricati e il recupero del patrimonio edilizio esistente. Le valutazioni hanno preso in considerazione i vincoli paesaggistici e culturali, nonché il quadro della normativa regionale e dei Piani Regolatori Generali Comunali.

Durante  il mio intervento ha proposto una diagnosi del contesto e alcune prospettive di sviluppo:“Dobbiamo lavorare su alcuni bisogni specifici, che ci segnalano amministratori e professionisti e sopratutto i nostri cittadini.la giornata di oggi parte infatti da una richiesta di un Quartein che vuole costruire una casa ipogea, non senz’altro una novità in Europa, ma per la nostra Valle si. Ragionando ed analizzando gli strumenti urbanistici e gli strumenti normativi, in questi  mesi di confronto ci siamo resi conto che c’è la necessità di apportare delle modifiche per aggiornarli ai tempi. ad esempio il Piano Territoriale Paesistico e i Piani Regolatori sono strumenti sui quali bisogna intervenire: espressione del tempo in cui sono stati concepiti, ora sono soggetti a un vero e proprio sovraccarico di norme. Bisogna inoltre snellire gli iter autorizzativi, con l’obiettivo di rispondere più efficacemente ai bisogni dei valdostani. Parlando poi di conferenze di pianificazione, gli Amministratori non devono essere considerati una sorta di controparte, bensì una parte che propone una visione e una conoscenza d’insieme del proprio territorio.Inoltre, è auspicabile sostenere una crescita culturale allargata di tutti i portatori d’interesse, attraverso azioni di informazione e di formazione sull’evoluzione dell’architettura e sulle nuove tipologie e tecnologie. Dobbiamo promuovere la circolazione delle idee e combattere in alcuni casi la resistenza al cambiamento. Un appuntamento come quello di oggi può allora essere il primo di una serie di incontri annuali tra gli esperti del settore e tutti i portatori d’interesse”. I risultati di questo convegno sono stati positivi, gli ordini ed il Celva stanno lavorando ad una carta d’intenti, che riassuma le proposte di questa giornata di riflessione, si stanno ancora compiendo alcune riflessioni ma la carta sarà pubblicata nel mese di gennaio.

 

Testamento biologico: quando la differenza è nella volontà

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Esistono temi che, per la loro portata, prescindono dagli orientamenti politici cui si fa riferimento. Si tratta di aspetti della vita sui quali le scelte sono necessariamente individuali, legate alle proprie convinzioni. Su queste materie, i cittadini devono poter essere messi in condizione di informarsi e compiere le loro scelte. Compito dell’Amministrazione pubblica è quindi dotarsi degli strumenti necessari e metterli a disposizione della comunità.

A Quart lo abbiamo fatto nel marzo di quest’anno, risultando il primo comune valdostano, su un tema che, a mio modo di vedere, rientra squisitamente tra quelli di cui ho appena parlato. Tecnicamente si chiamano “dichiarazioni anticipate in materia di autodeterminazione”, ma sono certo che usare il termine “Testamento biologico” sarà molto più chiaro per tutti. In sostanza, i cittadini possono decidere, e appunto dichiararlo anticipatamente, quali terapie non intendono accettare in caso di incapacità, ma anche se si intende ricevere assistenza religiosa, come gestire il funerale, o se essere cremati.

Sono particolarmente soddisfatto del traguardo raggiunto, sia perché concretizza un progetto proposto ai cittadini in sede di programma elettorale, sia perché sul tema, il Consiglio comunale ha trovato l’unanimità, ad ulteriore conferma della sensibilità trasversale che attiene a materie del genere. Per arrivare ad istituire il Registro delle dichiarazioni e ad approvare il Regolamento del “testamento biologico” è stato necessario un percorso di alcuni mesi, con confronti a vari livelli. Dal punto di vista pratico, devono essere nominati due fiduciari per attuare le proprie volontà e le dichiarazioni depositate potranno essere revocate in qualsiasi momento.

Sulla scorta della nostra iniziativa, altri comuni si sono mossi e, in quella che mi piace vedere come un’emulazione positiva, hanno arricchito il novero degli Enti locali della regione dotati del Registro e di un regolamento. Tra questi, cito come emblematico il caso di Aosta, capoluogo regionale, ma anche Pont-Saint-Martin ed altri che, da quanto vedo e sento alle riunioni del CELVA/CPEL, si stanno muovendo. Insomma, grazie alla presa di coscienza dei singoli amministratori, sempre più valdostani possono esercitare un diritto che ritengo civile e basilare: scegliere cosa fare della loro persona, in caso di difficoltà.

Se in Valle, la situazione è questa ed è soddisfacente, quella a livello dello Stato è ben diversa e mi limiterò a raccontarla, lasciando trarre le debite conclusioni ad ognuno. Da 491 giorni, infatti, il Parlamento posticipa di mese in mese la discussione sul testamento biologico. In Commissione alla Camera ci sono stati ben 2 rinvii – il primo di due mesi, il secondo di uno – per poi passare all’Aula con ulteriori due mesi di ritardo. E dall’Aula ancora 2 rinvii – di un mese e mezzo, poi di un mese – prima di arrivare all’approvazione della Camera in prima lettura. Repentino invece il passaggio al Senato. Insomma, il ritardo accumulato finora arriva a sette mesi e mezzo sui sedici di discussione totale.

A preoccupare, come denunciato da varie associazioni storicamente vicine a questi temi , è il fatto che, con venti di scioglimento delle Camere che si levano nemmeno troppo flebili, il rischio di non giungere al termine dell’iter legislativo esiste. Com’è noto, in un caso del genere, il cammino percorso si interromperebbe e andrebbe ripreso da zero, dai nuovi componenti del Parlamento.

Ora, sul confronto tra quanto fatto nella nostra regione e lo spettacolo che sta invece offrendo lo Stato, si potrebbero sviluppare numerose considerazioni. Alcune finirebbero però con il risultare di speculazione politica. Non mi interessano e le lascio ad altri, con ambizioni forse diverse da quelle di un Sindaco preoccupato delle condizioni della sua comunità. Però, quello che mi sento di dire è che, in fondo, l’ingrediente segreto in queste situazioni si chiama semplicemente: volontà. Forse troppo silenziosi, forse ermetici in altre circostanze, ma in Valle d’Aosta sappiamo bene dove trovarlo nella credenza della buona Amministrazione. Altrove, sembra che la strada sia ben più in salita.

Peccato, perché a rimetterci, per l’irresponsabile riluttanza ad assumersi responsabilità di tipo politico-legislativo, sono i cittadini. Non è giusto e vado personalmente fiero di vivere in un luogo che, grazie ai passi che ha mosso, rappresenta un’eccezione al trend generale, contribuendo alla dimensione civile della comunità.

Piccole Italie. Una riflessione sulle aree interne promossa da CELVA e Fondazione Montagne Italia ad Aosta

Aosta – La geografia valdostana è di piccoli numeri. Secondo Istat, sono oggi 41 i Comuni sotto i 1000 abitanti. Il confronto con la realtà nazionale ci dice che dei 7998 Comuni italiani, sono ben 5585 le amministrazioni sotto i 5mila abitanti, pari al 70%. In Valle d’Aosta la proporzione è ben più alta: sono 73 su 74 i piccoli Comuni. E anche Aosta, il capoluogo della Regione autonoma, con 34.390 abitanti, se paragonato agli 887mila di Torino ha dimensioni demografiche ben limitate. Eppure i Comuni, e soprattutto i piccoli Comuni alpini, rappresentano un presidio di civiltà. “La montagna è un’area di particolare interesse ed è interesse di tutti che le aree montane crescano e si sviluppino, riconoscendone il ruolo peculiare,”, uscendo quindi da una impasse che significa spopolamento, impoverimento, abbandono del territorio. Lo ha evidenziato lunedì 12 giugno ad Aosta Enrico Borghi, deputato della Repubblica e sindaco dell’ossolana Vogogna, presentando il libro “Piccole Italie. Le aree interne e la questione territoriale”, scritto a partire dalla propria esperienza di amministratore di montagna.

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L’iniziativa, voluta dal CELVA, il Consorzio degli enti locali della Valle d’Aosta, in collaborazione con la Fondazione Montagne Italia, è stata moderata dal consigliere di amministrazione del CELVA e di Fondazione Montagne Italia Giovanni Barocco. Numerosi gli amministratori, i rappresentanti di associazioni e categorie, gli imprenditori e i cittadini presenti. Dopo i saluti del Presidente del CELVA Franco Manes, sono intervenuti anche il Vicepresidente del CELVA Giulio Grosjacques, il senatore Albert Lanièce, e l’esperto UNCEM Giuseppe Rollandin. Giovanni Barocco, consigliere di amministrazione del CELVA, ha introdotto così l’incontro: “Da una riflessione sulla nostra peculiare realtà locale, la “Petite Patrie”, allarghiamo lo sguardo alla “Grande Patrie”, quella nazionale. In questo contesto, le aree interne rappresentano aree di particolare pregio ed interesse. A questo proposito è sufficiente, citare Libeskind, il noto architetto di Ground Zero, che parlando dei piccoli centri della Penisola, dice “racchiudono il DNA dell’umanità…perché tutto è nato per facilitare le relazioni…una cultura che mette l’uomo e i suoi bisogni al centro, creando dialogo

Il dibattito è stato anche un confronto per ragionare con gli amministratori valdostani di politiche per i Comuni. Amministrare un piccolo Comune nella Regione più piccola d’Italia infatti, è stata la prospettiva portata alla discussione da Giulio Grosjacques, vicepresidente del CELVA e sindaco di Brusson. “Vivere e amministrare i Comuni di montagna è oneroso: occorre mantenere i presidi di servizio fondamentali, come il Comune, la scuola, le forze di polizia, l’assistenza sanitaria, ma anche il piccolo negozio di prossimità e il servizio postale. Dobbiamo inoltre tenere presente che i servizi alla popolazione possono variare in presenza dei flussi turistici. Con questa prospettiva, nell’agosto del 2014 il Legislatore regionale ha sostanzialmente accolto le istanze degli enti locali e ha approvato la legge 6 del 2014 sull’associazionismo di funzioni e servizi. Proprio il caposaldo di tale legge è il mantenimento dei nostri 74 Comuni, ma per farlo è necessaria la garanzia delle risorse. Devono crearsi quindi opportune condizioni per fare impresa in montagna, attraverso il turismo, l’enogastronoma, la cultura”.

Al tempo stesso, ha voluto evidenziare Giovanni Barocco, “non esiste la montagna, ma le montagne, diverse per cultura, tradizioni e peculiarità ambientali”. Un esempio a questo proposito è stato rimarcato anche nel volume da Borghi citando, nell’ambito di una carrellata storica sulle metamorfosi delle politiche territoriali, la Carta di Chivasso del dicembre del 1943, che ha identificato “nei principi delle tre autonomie (culturali, economiche e istituzionali) i presupposti a partire dai quali è stata data vita, nell’Italia post-fascista, a una risposta istituzionale che tenesse conto dei diritti delle popolazioni e delle comunità”. Dei 90 miliardi di euro di fatturato prodotti da acqua, turismo, aria, paesaggio, benessere ed enogastronomia prodotti nelle aree alpine e di cui parla Borghi in “Piccole Italie”, ha concluso Barocco “quanti tornano davvero sul territorio? Le montagne quindi sono un luogo per anticipare innovazione politica e coesione sociale e Fondazione Montagne Italia, vuole essere un luogo dove si fa ricerca, si elaborano progetti e sopra tutto si parla di contenuti delle politiche per le montagne, i contenitori ci interessano poco.

Fondazione Montagne Italia: agenda politica della Montagna

FullSizeRenderSi è svolta oggi a Roma la seduta plenaria dell’Assemblea della Fondazione Montagne Italia.

L’assemblea presieduta dall’On. Enrico Borghi, presidente dell’intergruppo parlamentare Amici della montagna, ha affrontato i temi dell’agenda politica della Montagna.

Particolare attenzione è stata dedicata alla legge di riforma dei Parchi, a nuove ipotesi di legge sul riordino fondiario ed al rinnovo delle concessioni idroelettriche.

Come rappresentante di Federbim ho messo in evidenza l’importanza per la Fondazione di seguire da vicino il tema del rinnovo delle concessioni idroelettriche. Le concessioni idroelettriche sono strategiche, per i territori montani, sia in termini di risorsa per lo sviluppo sia in tema di gestione  partecipata della risorsa acqua. Ho inoltro posto,  l’attenzione sulla collaborazione attivata fin dallo scorso anno con il Ministero dell’Agricoltura. Quest’anno il ministero ipotizza un coinvolgimento della Fondazione nella rete rurale Nazionale, in particolare nelle seguenti linee di azione: Enti Locali e sviluppo rurale, rilievo dei fabbisogni e delle criticità; e di supporto tecnico operativo all’attuazione della politica forestale.

L’assemblea della Fondazione ha deliberato inoltre sull’attività scientifica che si concretizzerà nel corso dell’anno. Tra le attività più importanti, nel mese di settembre la Fondazione editerà  quest’anno in collaborazione con l’editore Rubettino , il Rapporto Montagne 2017, giunto alla 3 edizione. Il Rapporto rappresenta ormai una pubblicazione di riferimento per le Montagne Italiane, attraverso il quale i territori montani fanno sentire la loro voce al paese.

 

Arnad, ha votato! Vive Arnad

IMG_6302Non intervengo mai nelle discussioni e nei commenti su vicende legate a comunità che non siano la mia.Vorrei solo ricordare ai molti, che in questi giorni hanno abusato nell’uso del termine democrazia, che senza democrazia, non potremmo presentare liste, dibattere, fare campagne elettorali etc. In democrazia si puó decidere di partecipare ad una campagna elettorale, come predicare l’astensione oppure il non voto, le recenti elezioni francesi sono lì a dimostrarlo. Ora ad Arnad si sono svolte dell’elezioni con tutte queste opzioni. Pierre ha vinto, qualcuno che accusava alcuni anni fà l’Uv di incitare al non voto, ad Arnad in questa tornata ha usato lo stesso metodo, con la differenza che la lista Uv/sinistra ad Arnad questa volta ha vinto le elezioni…I successivi commenti, foto della vittoria etc, devono essere inquadrati in quello che rappresenta per l’Union Arnad: è il paese di Don Nouchy, frequentato da Mario Andrione, della Coumpagni dou Beuffet, dei Priori di Saint’Antoine, di Rinaldo Bertholin, di tante famiglie con questi valori nel cuore e di tante altre cose che ci fanno popolo, minoranza etnica, comunità con lingue e tradizioni proprie, quindi la politica ad Arnad è passione, amore del proprio paese, discussioni e non puó essere inquadrata nella politica politicienne di questi tempi, in poche parole è democrazia allo stato puro. Quindi c’è stato un vincitore: la lista di Pierre, sta a loro dimostrare che gli Arnayot scegliendo anche questa volta il leone rampante, non si sono sbagliati!